Il fatto che un robot sia venduto come “collaborativo” non basta a renderlo sicuro. Ogni applicazione con un cobot deve passare da una valutazione dei rischi specifica, che considera il robot, la pinza, il pezzo, la postazione e le persone che ci lavorano. È un obbligo di legge per chi mette in servizio la macchina e anche lo strumento migliore per evitare incidenti e fermi. Ecco i passaggi principali, in parole semplici.
1. Definire i limiti della macchina
Si parte dalla descrizione dell’applicazione: cosa fa il robot, con quali pezzi, a che velocità, in quale area. Bisogna indicare chi può avvicinarsi (operatori, manutentori, addetti alle pulizie, visitatori), in quali fasi (produzione, cambio formato, manutenzione) e quali usi scorretti sono ragionevolmente prevedibili, ad esempio un operatore che si sporge per recuperare un pezzo caduto.
2. Individuare i pericoli
Per un cobot i pericoli più frequenti sono:
- urti e schiacciamenti tra il braccio e il corpo, o tra il braccio e un oggetto fisso come il bordo del banco;
- pericoli della pinza: dita che si chiudono, ventose, utensili come avvitatori o torce di saldatura;
- pericoli del pezzo: spigoli taglienti, peso, temperatura, caduta del pezzo se manca l’aria o la corrente;
- pericoli ergonomici: posture scomode imposte dalla postazione condivisa;
- pericoli elettrici e pneumatici dell’impianto.
3. Stimare e valutare il rischio
Per ciascun pericolo si stima la gravità del possibile danno e la probabilità che si verifichi, considerando quanto spesso la persona è esposta e se può evitarlo. Nelle applicazioni con contatto previsto si verifica che forze e pressioni restino entro i limiti indicati dalle norme per ogni zona del corpo: un contatto sul braccio è molto diverso da uno sul viso o sul collo. In molti casi questi valori vanno misurati sul campo con strumenti dedicati, non solo calcolati.
4. Ridurre il rischio
Le misure si applicano in quest’ordine di priorità:
- progettazione sicura: eliminare spigoli, ridurre velocità e masse in movimento, scegliere pinze con forza limitata, evitare traiettorie all’altezza della testa;
- protezioni e dispositivi: scanner laser, barriere, tappeti sensibili, limiti di spazio impostati nel controllore di sicurezza;
- informazioni per l’uso: segnaletica, istruzioni, formazione del personale e dispositivi di protezione individuale.
Le istruzioni non possono sostituire le misure tecniche: se un pericolo si può eliminare con il progetto, va eliminato.
5. Verificare e documentare
Prima della messa in servizio si controlla che le funzioni di sicurezza intervengano davvero: arresti, riduzioni di velocità, zone limitate. Tutto va documentato nel fascicolo tecnico insieme alla dichiarazione di conformità CE. La valutazione va ripetuta ogni volta che cambia qualcosa di rilevante: un nuovo pezzo, una pinza diversa, uno spostamento della postazione o un aumento di velocità.
Errori frequenti
- Considerare solo il robot e non la pinza o il pezzo.
- Dimenticare le fasi di manutenzione e cambio formato.
- Aumentare la velocità dopo il collaudo “per recuperare produttività” senza rifare le verifiche.
- Non coinvolgere gli operatori, che conoscono meglio di chiunque i gesti reali della postazione.
In sintesi
Una buona valutazione dei rischi non è burocrazia: è il progetto stesso della sicurezza. Per il quadro normativo leggi la guida sulle norme ISO 10218 e quella sulle modalità di collaborazione. Per un’applicazione reale affidati a un tecnico esperto di sicurezza macchine. Tutti gli approfondimenti sono nella guida ai cobot.