Un chatbot sembra un interlocutore privato, ma ogni messaggio che scrivi viene elaborato da un servizio esterno, e può essere conservato, rivisto o usato per migliorare i modelli, secondo le condizioni e le impostazioni che hai scelto. Non significa che non si possa usarlo, ma che alcuni dati non vanno inseriti senza pensarci. Ecco quali, e perché.
Dati da non inserire mai
- Password e codici: credenziali di accesso, codici di verifica, chiavi private o token. Non servono al chatbot e possono finire in archivi che non controlli.
- Documenti d’identità e codici fiscali: carte d’identità, passaporti, tessere sanitarie, numeri di previdenza.
- Dati bancari e della carta: IBAN, numeri di carta, codici di sicurezza.
- Dati sanitari di terzi: cartelle cliniche, diagnosi, esami di familiari o pazienti.
Dati da valutare con attenzione
Nomi e cognomi, indirizzi, numeri di telefono, email personali, dettagli sulla famiglia o sul lavoro non sono sempre dati critici, ma messi insieme possono identificare una persona. Quando li inserisci, chiediti se servono davvero alla risposta. Spesso basta anonimizzare: sostituire un nome con «il cliente» o «mio collega».
Segreti aziendali e dati dei clienti
Contratti, progetti non ancora annunciati, codice sorgente proprietario, bilanci, liste di clienti e strategie commerciali non dovrebbero entrare in un servizio esterno senza autorizzazione e senza una verifica delle condizioni. Molte aziende hanno regole interne precise: rispettarle è una responsabilità, non un eccesso di zelo.
Cosa controllare nel servizio
Verifica se le conversazioni vengono usate per addestrare i modelli, quanto a lungo vengono conservate, se puoi disattivare la cronologia, dove sono elaborati i dati e se esiste una versione aziendale con garanzie diverse. Le impostazioni cambiano nel tempo, quindi controllale periodicamente.
Il caso dei file caricati
Anche i documenti e le immagini caricati nella chat entrano nel servizio. Una foto di un contratto, un PDF con dati personali o uno screenshot di una chat privata richiedono la stessa cautela del testo, e spesso contengono più informazioni di quanto sembri, come metadati o dettagli nascosti.
Una regola semplice
Prima di inviare un messaggio, chiediti: lo direi a un servizio esterno che non conosco? Se la risposta è no, anonimizza, riassumi o togli i dettagli. Lo stesso principio vale per i dati di altre persone, che non hanno dato il consenso a essere inseriti in un sistema di IA.
Quando serve un professionista
Per decisioni legali, mediche o finanziarie che coinvolgono dati personali reali, meglio usare canali professionali e riservati, e limitare il chatbot a domande generali. La comodità non deve superare la tutela della riservatezza.